Il panorama del diritto penale informatico sta attraversando una fase di trasformazione radicale. Il 24 dicembre 2024, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato per consenso (tramite la risoluzione 79/243) la prima Convenzione globale contro la criminalità informatica. Questo documento rappresenta un momento storico: è il primo trattato multilaterale di giustizia penale a essere concluso in oltre vent’anni.
Un iter negoziale complesso tra repressione e garanzie
Il percorso per giungere all’approvazione è stato lungo e articolato.
L’iniziativa ha preso il via nel dicembre 2019 e si è sviluppata attraverso oltre 400 ore di negoziati formali, coinvolgendo 155 Stati membri, istituzioni accademiche, il settore privato e l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine). Il nodo centrale del dibattito internazionale è stato trovare il giusto equilibrio giuridico: da un lato l’esigenza repressiva di fermare i criminali informatici, dall’altro la necessità vitale di tutelare le libertà fondamentali degli utenti senza indebolire gli standard già fissati nel 2001 con la Convenzione di Budapest.
I reati previsti e le novità sulle prove elettroniche
La nuova Convenzione stabilisce obblighi di penalizzazione per 17 diverse tipologie di reato.
- Accanto a illeciti tradizionali come l’accesso abusivo e la frode informatica, il trattato impone la criminalizzazione della pedopornografia, dell’adescamento online (grooming), del riciclaggio e della diffusione non consensuale di immagini intime.
- Sotto il profilo procedurale, le misure introdotte per la raccolta delle prove elettroniche dovranno essere applicate a tutti gli illeciti commessi attraverso un sistema informatico o telematico, e non soltanto a quelli esplicitamente elencati nel trattato.
- Il testo conferisce centralità alla cooperazione internazionale, in particolar modo per agevolare lo scambio di prove tra gli Stati e la confisca dei proventi illeciti.
- Si incoraggiano inoltre gli Stati a garantire un adeguato supporto alle vittime, includendo l’accesso ai servizi di recupero, il risarcimento e la rimozione dei contenuti illeciti.
Il riflesso in Italia: l’impatto della Legge n. 90/2024
La stretta internazionale trova un immediato riscontro anche nell’ordinamento italiano. Come evidenziato nell’approfondimento dello Studio Legale De Lalla, la recente Legge n. 90/2024 ha profondamente modificato il nostro codice penale e di procedura, inasprendo le sanzioni e ampliando le maglie investigative.
Le novità di maggior impatto per gli operatori del diritto sono molteplici:
- La pena per l’accesso abusivo a un sistema informatico (art. 615-ter c.p.) subisce un drastico aumento nell’ipotesi del secondo comma, passando da 1-5 anni a 2-10 anni di reclusione.
- Per il medesimo reato (art. 615-ter c.p.) sono state introdotte nuove aggravanti qualora il fatto sia commesso con l’uso della minaccia o renda inaccessibili i dati al legittimo titolare.
- Viene introdotto il nuovo art. 635-quater.1 c.p., che punisce con la reclusione fino a due anni le condotte di chi si procura, detiene o diffonde programmi diretti a danneggiare sistemi informatici.
- È prevista una nuova aggravante per il reato di truffa (art. 640, comma 2, n. 2-ter c.p.) per i casi in cui l’illecito sia commesso a distanza celando la propria identità.
- Il legislatore ha introdotto circostanze attenuanti specifiche (art. 623-quater c.p.) applicabili in caso di fatti di lieve entità o di proficua collaborazione processuale con l’Autorità Giudiziaria.
- La competenza e i poteri di coordinamento investigativo vengono estesi al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo anche per le indagini inerenti ai nuovi reati informatici.
- La responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001) si amplia ricomprendendo anche l’estorsione informatica e la detenzione abusiva di codici, accompagnata da un significativo innalzamento delle quote pecuniarie sanzionatorie.
Considerazioni conclusive
Lo scenario normativo attuale, fortemente orientato verso l’inasprimento penitenziario e l’estensione dei poteri d’indagine transfrontalieri, impone nuove e complesse sfide. Di fronte a procedimenti fondati sull’acquisizione massiva di dati e prove digitali volatili, il ruolo del difensore necessita di un approccio metodologico rigoroso. Interpretare correttamente la catena di custodia informatica (Digital Forensics), unita alla disamina criminologica delle condotte digitali e alla dialettica del controesame sulla prova scientifica, rappresentano oggi i veri presidi di garanzia per un giusto processo nel cyberspazio.